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AI Act

Hai creato una campagna con l'AI? Le cinque domande da farsi prima di consegnarla al cliente

21/08/20267 min di lettura
Illustrazione di una campagna creativa generata con strumenti AI e una checklist di cinque domande

Qualche anno fa, quando un cliente chiedeva una nuova campagna, la prima domanda era quasi sempre: "Quando organizziamo lo shooting?" Oggi la conversazione è cambiata: "Possiamo provare con Midjourney?", "Facciamo il video con Runway?", "La voce la generiamo con ElevenLabs?"

Per molte agenzie è la normalità: l'intelligenza artificiale è entrata nel processo creativo e, usata bene, permette di lavorare più velocemente, sperimentare di più e offrire soluzioni che fino a poco tempo fa sarebbero state fuori budget. Ma mentre la tecnologia corre, anche le domande dei clienti stanno cambiando. Non chiedono più solo se il risultato è bello: sempre più spesso vogliono sapere come è stato realizzato. Ed è probabilmente la domanda più importante del 2026.

La domanda che nessuno si faceva fino a ieri

Hai appena terminato una campagna per un brand di moda. Le immagini sono spettacolari, il video sembra uscito da uno spot televisivo, il cliente è entusiasta. Poi arriva una mail: "Potete indicarci quali strumenti di AI avete utilizzato e se ci sono aspetti di cui dobbiamo tenere conto?"

A quel punto molte agenzie iniziano a cercare informazioni sparse tra prompt, file, account diversi e persone del team. Il problema non è aver fatto qualcosa di sbagliato: è semplicemente che nessuno ha mai pensato di documentare il processo mentre lo si faceva.

Non tutte le immagini create con l'AI sono uguali

Qui nasce uno degli equivoci più comuni: quando si parla di "immagini generate con l'AI" si tende a mettere tutto nello stesso contenitore, ma le situazioni possono essere molto diverse. Prendiamo quattro esempi.

Nel primo caso crei una modella che non esiste: ogni dettaglio, dal volto ai vestiti, è generato artificialmente. Nel secondo parti dalla fotografia di una persona reale e usi l'AI per cambiarne lo sfondo, l'abbigliamento o l'età. Nel terzo realizzi un avatar che riproduce fedelmente un testimonial o un dipendente dell'azienda. Nel quarto produci un video in cui una persona sembra parlare, ma voce o labiale sono stati modificati artificialmente.

Dal punto di vista creativo queste situazioni possono sembrare simili. Dal punto di vista della gestione del progetto sono casi completamente diversi, ed è proprio qui che conviene fermarsi qualche minuto prima della consegna.

Cinque domande che ogni agenzia dovrebbe porsi

Quali strumenti abbiamo utilizzato?

Sembra banale, ma dopo settimane di lavoro è facile dimenticare che una campagna può essere passata da ChatGPT per il concept, da Midjourney per le immagini, da Runway per l'animazione e da ElevenLabs per il voice-over. Avere un elenco preciso degli strumenti utilizzati è già un passo avanti enorme.

Nel progetto compaiono persone reali o personaggi completamente generati?

La differenza non è solo creativa: se l'AI modifica l'immagine di una persona esistente, entrano in gioco anche i diritti d'immagine, gli accordi con il cliente e, in alcuni casi, la trasparenza verso il pubblico.

Il cliente sa come è stato realizzato il contenuto?

Non significa riempire la consegna di documenti tecnici. Significa essere in grado di rispondere in modo chiaro se il cliente chiede informazioni sul processo creativo, come è successo nell'esempio di apertura.

Tra sei mesi sapremmo ricostruire questa produzione?

Può sembrare un dettaglio, ma quando un cliente torna chiedendo una variante o un aggiornamento, avere una traccia degli strumenti utilizzati, dei modelli e delle principali decisioni prese fa risparmiare tempo e riduce gli errori.

Esistono obblighi di trasparenza applicabili al caso concreto?

Con l'entrata in vigore degli obblighi previsti dall'Articolo 50 dell'AI Act, alcuni utilizzi dell'intelligenza artificiale richiedono particolare attenzione, soprattutto quando il contenuto potrebbe apparire autentico pur essendo stato generato o modificato artificialmente. Le regole distinguono tra gli obblighi dei fornitori dei sistemi AI e quelli di chi li utilizza per pubblicare determinati contenuti, come i deepfake o, in alcuni casi, testi destinati a informare il pubblico.

La documentazione non è burocrazia

Molte agenzie vedono la documentazione come qualcosa che rallenta il lavoro. Sta succedendo il contrario: le agenzie che riescono a dimostrare come lavorano con l'intelligenza artificiale trasmettono più fiducia ai clienti, soprattutto quando operano con grandi aziende o in settori regolamentati. È esattamente quello che avrebbe risolto in un minuto la mail del cliente all'inizio di questo articolo, invece di innescare una caccia al tesoro tra prompt e file sparsi.

Non serve produrre decine di pagine: serve sapere cosa è stato fatto, con quali strumenti e perché. È una differenza sottile, ma cambia il rapporto con il cliente.

Da dove conviene partire

La tentazione è cercare subito il documento perfetto. Il primo passo è più semplice: sapere quali strumenti AI utilizza davvero la tua agenzia, in quali progetti e con quale ruolo ciascuno. Solo dopo ha senso capire quali obblighi possono applicarsi, quali informazioni conservare e quale documentazione predisporre.

La conformità non inizia con un modulo da compilare. Inizia dal conoscere il proprio modo di lavorare.

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